La tutela del Made in Italy parte anche da una corretta informazione sul valore dell’etichettatura dei prodotti tessili. Anche e soprattutto per evitare distorsioni del mercato, danni e truffe agli operatori del comparto moda e ai consumatori. Un tema che interessa tutta la filiera del settore moda ed è di estrema importanza in quanto la mancanza o l’errata etichettatura dei prodotti tessili determina confusione tra i consumatori, danno per i commercianti che devono sopportarne le sanzioni, indebolimento dell’immagine dei produttori e del Made in Italy, abbassamento degli standard di qualità, rischi per la tutela della salute e la sicurezza pubblica e, come detto, possibili truffe ai danni del mercato e del consumatore. Di fatto sul mercato sono ancora oggi sono presenti prodotti con etichettature multilingue, in lingua inglese, riferimenti al Made In, abbreviazioni e percentuali.
Al fine di fornire una corretta informazione e supportare gli imprenditori, anche in vista dell’attività di controllo da parte degli organi preposti, Confcommercio Como ha organizzato un incontro dal titolo “Etichettatura e lotta alla contraffazione - Come evitare sanzioni e prevenire rischi” per il 21 luglio, alle 10.30, presso la sede di via Ballarini 12 a Como, a cui prenderà parte anche Renato Borghi, Presidente nazionale Federazione Moda Italia e Vice Presidente vicario Confcommercio. Per Borghi: ”Abbiamo voluto segnalare ai consumatori i nuovi pericoli del mercato del falso, aiutandoli nell’acquisto di prodotti sicuri e legali e consigliandoli di comprare nei negozi di fiducia. Si tratta di 10 consigli per evitare di cadere nella rete dei prodotti falsi. A partire dai rischi per la salute, fino alle sanzioni che possono arrivare anche a 7000 euro. E poi, ci sono ragioni di civiltà, come la lotta alla concorrenza sleale, lo sfruttamento del lavoro anche minorile, la infima qualità dei prodotti contraffatti. Non va dimenticato il danno al fisco e l’indiretto sostegno alla criminalità. Contraffazione ed abusivismo commerciale, infatti, sono le due facce della stessa medaglia di un fenomeno criminale che deve essere affrontato con determinazione. La contraffazione è, infatti, un furto per le imprese, con un fatturato di 6,9 miliardi di euro l’anno, di cui ben 2,5 (pari al 35,9% su tutti i prodotti contraffatti) del settore moda, abbigliamento, calzature ed accessori. È un'ingiustizia non più tollerabile che crea un danno allo Stato stimato in 4,6 miliardi di euro all’anno per mancate entrate fiscali, tra imposte dirette ed indirette. È poi un crimine contro la società che favorisce il dilagare di una irregolarità diffusa, la concorrenza sleale, il mancato rispetto delle norme sul lavoro, con un impatto sull’occupazione complessivamente quantificato in 110mila unità”