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Fermi: "Al fianco degli artigiani, regole ticinesi troppo penalizzanti"

| di Nikolas Cremonini
| Categoria: Attualità
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"La norma che obbliga i piccoli artigiani italiani che vogliono avorare in Canton Ticino a iscriversi all'albo delle imprese artigiane dello stesso Cantone alle condizioni restrittive e onerose che tale iscrizione impone sarà posta con forza all'ordine del giorno dell'incontro, previsto indicativamente ai primi di marzo, con Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino". Lo ha fatto sapere il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega all'Attuazione del Programma Alessandro Fermi, che ha anche confermato di aver già condiviso questa linea con il presidente Roberto Maroni.

 

ARTIGIANI NON SARANNO LASCIATI SOLI - "Questa inaccettabile novità - ha spiegato Fermi - sembra proprio nata con l'obiettivo di ridurre la presenza delle nostre imprese artigiane sul mercato svizzero e contrasta con il diritto alla libera circolazione. Le imprese artigiane non saranno lasciate sole: chiederemo ai vicini di casa di cancellare o quanto meno rivedere questa legge. In caso contrario saremo costretti ad adottare analoghe azioni penalizzanti e discriminatorie anche per i cittadini ticinesi che, a varie ragioni, si recano nel territorio lombardo".

 

CONTRASTO TRA LEGGI - Risulta, inoltre, che il possesso di un titolo di studio professionale specifico del settore nel quale si opera, condizione per l'iscrizione all'albo, sia in contrasto rispetto alle norme sottoscritte da Berna. "L'ufficio svizzero competente interpellato su questo punto - ha proseguito Fermi - avrebbe messo in luce un possibile contrasto tra Legge imprese artigiane (Lia) e Legge nazionale sul riconoscimento dei titoli di studio esteri in Svizzera".

 

TROPPE INIZIATIVE CONTRO ITALIANI - "Percorreremo ancora una volta la strada del dialogo - ha concluso Fermi - anche se devo nuovamente riconoscere con grande amarezza che il Canton Ticino intraprende troppo spesso iniziative che ledono gli interessi dei lavoratori italiani, senza cercare a monte una mediazione con l'Italia".

Nikolas Cremonini

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