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Consonno, storia di un paese fantasma e del suo ultimo eroico abitante

| di Nikolas Cremonini
| Categoria: Storia
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Le ultime notizie di cronaca hanno spinto, noi di comodailynews a offrire un approfondimento, su quella che un tempo veniva definitiva la Las Vegas della Brianza, ossia Consonno. Ultima in ordine di tempo è arrivata la proposta del Dj di Mariano Comense, Facchinetti, di acquisire il "paese" e di renderlo città per i giovani. Idea accattivanete, senza ombra di dubbio, ma da quelle parti c'è il timore di nuovi errori che possano sommarsi ai precedenti.

Certo, osservare le immagini odierne di Consonno, lasciano pensare che fare peggio di così sia praticamente impossibile. Attualmente il paese è davvero disabitato, se non fosse per quell'unico abitante, un eroe verrebbe da dire, che vive all'interno della piccola canonica. Quasi un'eremita.

Vedere oggi Consonno lasciata in totale decadimento, lugubre, tetra, spettrale, dovrebbe fare riflettere tanti. Un tempo, dove oggi vengono svolti più o meno legalmente devi rave party, un possidente locale aveva stravolto l'etica e la geografia del paese per trasformare Consonno nel Paese dei Balocchi. E per un periodo c'era persino riuscito.

Andiamo con ordine e facciamo un lungo salto nel tempo per capire cos'era Consonno prima del 1900. Il paese nel 1751 contava 142 abitanti e nel 1786 entrò per un quinquennio a far parte della Provincia di Como. Nel 1805 alla proclamazione del Regno d'Italia contava 162 abitanti, fu poi un decreto di Napoleone che lo annesse per la prima volta alla più grande Olginate. Fu una scelta provvisoria, in quanto gli austriaci  ripristinarono l'antico municipio. In quegli anni Consonno contava persino 282 abitanti. Il regime fascista rimise il paese sotto Olginate, scelta questa mai più cambiata.

Quello che insomma era un classico piccolo borgo agricolo, andò lentamente spopolandosi nel dopo guerra  fino a quando negli anni 60 contava circa 60 abitanti.

Qui entra in scena il "personaggio" che contribuì in modo determinante a distruggere la vecchia Consonno. Stiamo parlando dell'industriale Mario Bagno. Quest'uomo comprò l'immmobiliare Consonno Brianza che possedeva tutte le abitazioni in paese. A quel punto il passo è breve, Consonno venne distrutta (salvo la Chiesa, il cimitero e una manciata di abitazioni), e fatto gravissimo, gli abitanti furono costretti ad abbandonare le loro case.

In poco tempo sorse un grande centro commerciale, dove milanesi, brianzoli e provenienti da fuori regione, potevano trovare comodamente ogni forma di divertimento. Non fu rispettato alcun stile architettonico preciso, ma si creò una miscela discutibile di tecniche diverse, una galleria commerciale arabeggiante con minareto, che nell'ultimo piano ospitava dei piccoli appartamenti per le vacanze, una pagoda cinese, un castello medievale come porta di ingresso, oltre a un albergo di lusso (l'Hotel Plaza). Bagno fece persino spianare la collina per poter esser visibile anche anche dal lago.

Inizialmente nella citta dei balocchi si registravano davvero dei pienoni, la gente accorreva incuriosita per la gioia dell'industriale che intravedeva nuovi successi e ulteriori ampliamenti tra cui circuiti di auto e molto altro.

Ma le storie nate male non possono finire bene, le continue frane dovute all'illogica costruzione e alle mutazioni geografiche del territorio adiacente hanno fatto sì che il paese venisse velocemente abbandonato, lasciando uno scheletro di cemento vuoto e desolato; una terra di nessuno dove periodicamente vengono compiuti atti di vandalismo a voler infierire su un luogo già sofferente. L'apoteosi in termini negativi è accaduto al precedente rave party quando moltissime persone invasero Consonno distruggendo buona parte della restante struttura fatiscente.

Oggi Consonno apre alle macchine solamente in alcuni orari specifici per consentire di andar a trovare i propri cari al cimitero, per il resto un agonizzante silenzio regna sovrano nella Las Vegas italiana. Giusto raccontare una storia simile con la speranza che certi scempi possano mai più verificarsi.

Nikolas Cremonini

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